Il Mondiale dei desaparecidos
#158 Mappe - Messico 🇲🇽: 135.000 scomparsi, le Madres Buscadoras e il narcotraffico nel bel mezzo dei Mondiali. Con Federico Nastasi.
21 giugno 1970 - All’Estadio Azteca di Città del Messico si disputa la finale dei Mondiali di calcio: da un lato il Brasile, dall’altro l’Italia reduce dal 4-3 ai danni della Germania Ovest, in una sfida passata alla storia come "El Partido del Siglo” e giocatasi nel medesimo impianto. La finale termina 4-1 per il Brasile e il primo gol lo segna un certo Pelé.
29 giugno 1986 - dopo aver ospitato lo storico quarto di finale tra Argentina e Inghilterra, quello della Mano de Dios, l’Estadio Azteca ospita una nuova finale mondiale: Argentina contro Germania Ovest. Finisce 3-2 per la nazionale sudamericana, e Diego Armando Maradona può alzare al cielo la Coppa del Mondo.
11 giugno 2026 - quarant’anni dopo, i Mondiali tornano in Messico. L’Estadio Azteca ospita la partita inaugurale tra i padroni di casa e il Sudafrica. Il Messico segna due reti, il Sudafrica oppone una vaga resistenza, i tifosi allo stadio esultano, tre gli espulsi finali.
A poche centinaia di metri da uno degli impianti più simbolici della storia del calcio, invece, succede dell’altro.

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Desaparecidos
Nel giorno della partita inaugurale, fuori dall’Estadio Azteca ci sono state delle proteste - e conseguenti scontri con la polizia messicana - che ruotano attorno ai cosiddetti “desaparecidos”.
Si ricordano così, in Messico, le decine di migliaia di persone che dal 1952 a oggi non hanno più fatto ritorno a casa: molte di queste sono morte, altrettante sono scomparse e svanite nel nulla, senza lasciare traccia.
I desaparecidos in Messico sono ormai 135.000, come recita laconicamente il conteggio della Comisión Nacional de Búsqueda. È una cifra superiore alla capienza complessiva dei tre stadi messicani che ospiteranno le partite di questo Mondiale: il già citato Azteca, il Monterrey a Nuevo León e l’Akron a Jalisco.

Per parlare del Mondiale dei desaparecidos mi sono fatto aiutare da Federico Nastasi, professore di economia alla UAM-X (Città del Messico) e giornalista. Collabora con Radio Radicale, Il Foglio, Domani e di recente ha scritto questo articolo per L’Ultimo Uomo proprio sul Mondiale messicano.
Dicevamo, le proteste. Sono guidate dai tanti manifestanti e attivisti che si spendono per la causa dei desaparecidos: il collettivo più noto è quello delle Madres Buscadoras, attivo da oltre quindici anni nella ricerca delle vittime di sparizioni forzate e nella lotta per ottenere più giustizia.
Edith Olivares Ferreto, direttrice di Amnesty International Mexico, ha espresso la sua solidarietà con la protesta pacifica che ha sfilato nella capitale, in concomitanza con il match inaugurale.
Il ruolo dei narcos
Come mi spiega Federico Nastasi, la prima causa di questo fenomeno è la presenza della criminalità e dei cartelli della droga. Secondo il Rapporto Mondiale sulle Droghe 2025 dell'ONU, i cartelli messicani riescono a generare circa 12,1 miliardi di dollari all'anno dal traffico di cocaina, eroina e metanfetamine, una cifra superiore a quella dei cartelli colombiani.
Solo dal fentanyl i profitti sono stimati tra 700 milioni e 1 miliardo di dollari all’anno: si deve anche all’estrema vicinanza geografica con gli USA, il più grande mercato al mondo per consumo di cocaina e fentanyl.
Questo è sicuramente il primo problema del Messico: ci sono zone rosse nel Paese in cui governano direttamente i cartelli, nella stessa Città del Messico alcuni quartieri sono in mano ai narcotrafficanti.
Il potere dei cartelli nel Paese va oltre la mera violenza: è soprattutto economico e riguarda tutti gli aspetti del “lavado de dinero”, il riciclaggio di denaro nell’economia legale. In questo senso il governo di Claudia Sheinbaum non sta riuscendo a ottenere dei risultati concreti, nonostante una riduzione del tasso di omicidi.
In occasione dei Mondiali, i narcos hanno rafforzato ancora di più il loro controllo attorno all’Azteca: sono impennati gli investimenti in bar e ristoranti nel quartiere, così da ottenere un maggior indotto dall’evento e senza creare disordini. Si stima che i Mondiali potranno portare al Messico fino a 3 miliardi di dollari.
Fosse comuni e album delle figurine
I Mondiali di calcio, purtroppo, si legano alle tristi cifre che caratterizzano il fenomeno in Messico: solo pochi mesi fa, nei pressi dello stadio Akron di Guadalajara dove si disputeranno quattro partite del Mondiale, è stata ritrovata una fossa comune con oltre 500 sacchi contenenti resti umani.
Tanto questo ritrovamento quanto altre azioni di sensibilizzazione collettiva sono opera delle Madres Buscadoras e degli attivisti: nello stato di Jalisco, il collettivo Luz de Esperanza ha trasformato l’iconico album delle figurine dei calciatori dei Mondiali, sostituendo i loro volti con quelli dei propri familiari desaparecidos.
Anche grazie a questa iniziativa, la risonanza del tema è aumentata notevolmente a livello internazionale: l’impegno di questi collettivi è tutto meno che scontato, dal momento che - secondo Amnesty - il 97% delle Madres Buscadoras subisce episodi di violenza e minacce da parte dei cartelli.
Il Messico è uno dei Paesi in cui giornalisti e attivisti sono più a rischio in America Latina, ma il loro lavoro è essenziale. L’azione degli attivisti sta riuscendo a cogliere l’attenzione mediatica del Mondiale per rendere visibili le loro richieste.
Il loro operato è difficile da comprendere in Italia, dove queste ricerche sono più istituzionalizzate. In Messico vige invece l’idea di una sostanziale inefficacia della giustizia, dunque i collettivi si organizzano in maniera indipendente e mettono a repentaglio la propria vita.
Il vero Messico
Il tasso di omicidi - seppur sia in calo, si continuano a contare oltre i 50-60 omicidi al giorno - e il destino dei desaparecidos sono questioni che spesso vengono lasciate in secondo piano nel racconto del Messico.
L’azione delle Madres Buscadoras, per esempio, è meno celebre di quella delle Abuelas de Plaza de Mayo: un collettivo che mira a identificare e restituire alle famiglie legittime i bambini sequestrati e spariti durante la dittatura argentina, tra 1976 e 1983. Abuelas e Madres de Mayo si ritrovano ogni giovedì per marciare a Buenos Aires, e proprio lo scorso anno erano riuscite a trovare il “nipote 140”, l’ultimo successo di una ricerca che prosegue da ormai cinquant’anni.
Il racconto del Messico, infine, presenta altre storture anche nella sua descrizione in relazione agli Stati Uniti: affinché il narcotraffico possa sostenere un mercato così grande, serve una collaborazione anche al di là della frontiera.
In Messico c’è una grande corruzione - l’opzione presentata dai narcos pena la vita delle persone - a più livelli.
Questo sistema però funziona con la collusione degli stessi USA: i messicani vengono solitamente dipinti come i cattivi, gli statunitensi come vittime dell’afflusso di droga. In realtà, un mercato della droga di questo tipo funziona anche attraverso la collusione e la complicità della frontiera con gli USA e di diverse istituzioni statunitensi.

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Cose lette in questi giorni:
Questo è il Mondiale delle frontiere chiuse, su Domani
Ci vedremo ogni minuto dei Mondiali, nonostante tutto, su Persuasion
La pulizia etnica di Israele in Cisgiordania, su Amnesty
Le violenze a Belfast e il ruolo di Elon Musk, su Complotti
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Le difficoltà di leggere e lo smartphone, di Geopop
Il sequel dell’indagine sui domini governativi paralleli, di The Drey Dossier
Titoli di coda

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