7 Commenti
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Avatar di Victor Serri

Credo che sia importante parlare di ETA in profondità. Il problema è che a volte, essendo la sua storia molto complessa, dobbiamo sintetizzare e semplificare una realtà che non lo è.

Partiamo dal principio: la dittatura franchista non solo si chiude a qualsiasi istanza indipendentista, ma reprime e cerca di annullare la stessa identità basca. La lingua, la cultura. Un'identità con secoli di storia alle spalle. E la cosa si protrae ben oltre il periodo dittatoriale. Partendo da questa base, quanto è definibile "terrorista" un'organizzazione che nasce per lottare contro una dittatura? Sarebbe un po' come adottare la posizione del governo nazista e parlare dei partigiani come "banditi" — che è esattamente quello che facevano.

Poi c'è la questione degli attentati e della lotta armata. ETA compì molti attentati duri contro figure di spicco del governo spagnolo, questo è innegabile. Ma d'altra parte, il governo spagnolo operò abbondantemente fuori dai propri limiti legali: la guerra sporca contro il terrorismo, avvenuta in piena epoca democratica, mostrò pratiche di tortura e illegalità condotte proprio durante il governo socialista di Felipe González. Basti pensare al caso di Lasa e Zabala, due giovani prelevati da un commando di ex militari spagnoli in Francia, torturati in Spagna e poi sotterrati e ricoperti di calce viva. O ai molteplici casi documentati di torture sistematiche perpetrati dai GAL — Grupos Antiterroristas de Liberación — un'organizzazione paramilitare finanziata dallo Stato spagnolo.

Ma il capitolo forse più inquietante è quello che potremmo chiamare il teorema del "todo es ETA". Negli anni Novanta, la magistratura e le forze di sicurezza spagnole svilupparono una logica secondo cui qualsiasi espressione dell'identità basca poteva essere ricondotta, direttamente o indirettamente, all'organizzazione armata. Le conseguenze furono devastanti e assurde allo stesso tempo.

Volevi raccogliere fondi per difendere e promuovere la lingua basca, l'euskera? Eri ETA. Facevi parte di un'associazione giovanile abertzale, indipendentista? Eri ETA. Pubblicavi un giornale in euskera? Eri ETA. È quello che successe a Egunkaria, l'unico quotidiano interamente in lingua basca: nel 2003 venne chiuso dalla Guardia Civil con un'operazione in piena notte, i suoi direttori arrestati e — secondo le loro testimonianze — torturati durante gli interrogatori. L'accusa era di finanziare il terrorismo. Anni dopo, il Tribunale Europeo dei Diritti dell'Uomo dichiarò la chiusura illegale e condannò la Spagna. Il giornale nel frattempo aveva cessato di esistere.

E non finisce qui. I familiari dei militanti di ETA incarcerati venivano sistematicamente sorvegliati, intimiditi, a volte arrestati. In molti posti, appendere la fotografia di un proprio caro in prigione — un gesto che in qualsiasi altro contesto sarebbe considerato normale affetto familiare — poteva essere sufficiente per essere schedati come militanti. Il confine tra solidarietà umana e appartenenza a un'organizzazione terroristica veniva deliberatamente reso poroso, per criminalizzare un'intera comunità.

E poi c'è la dispersione carceraria: detenuti in attesa di processo, spesso per anni, trasferiti a mille chilometri da casa — in carceri andaluse, galiziane, o alle Canarie — per rendere i colloqui con i familiari economicamente e logisticamente impossibili. Una misura che non ha equivalenti in nessun'altra democrazia europea e che il Comitato per la Prevenzione della Tortura del Consiglio d'Europa ha criticato più volte.

Quindi sì, parlare dell'identità basca e di ETA è complesso, e va fatto con un equilibrio profondo che — permettimi di dirlo — nemmeno il romanzo Patria riesce a raggiungere, ricadendo in un semplice nazionalismo spagnolo in cui le istanze dei baschi sono incomprensibili o inaccettabili sul piano politico in quanto già macchiate. Un modo efficace per invalidare una questione di fondo che è, per me, assolutamente degna di dibattito: se ci sono persone che non vogliono essere spagnole, perché devono esserlo? E perché non possono deciderlo democraticamente?

Avatar di Andrea Codega
5dModificato

Vero e grazie, le modalità violente con cui ha operato lo Stato spagnolo non sono secondarie e non è un tema affrontato nella puntata.

Onestamente non ho colto un mancato equilibrio all'interno del libro, mi sembra che le istanze dei protagonisti - anche quelli più vicini all'ETA - siano trattate con la giusta distanza. O comunque, penso sia più concentrato sul comprendere e interpretare queste dinamiche sociali, piuttosto che giudicarle come "macchiate" dall'esterno.

Avatar di Vale Cru

Sembra che ho appena trovato il prossimo libro da leggere! Grazie, ottimo articolo!

Avatar di Andrea Codega

Consigliatissimo, grazie mille Valentino!

Avatar di Roberta Cavaglià

Grazie per aver menzionato la newsletter dell'anniversario della morte di Franco. Patria è stata una delle letture di Chispas, il club di lettura iberica, di quest'anno e ha generato una discussione molto appassionata. Lascio qui tre documentari che avevo consigliato per approfondire il tema dopo la lettura: Faccia a faccia con l’ETA: conversazioni con un terrorista, disponibile su Netflix, La sfida: ETA (in otto episodi), su Amazon Prime Video e Ixabelen Sukaldea (La cucina di Isabel, su Youtube, in basco e spagnolo, con sottotitoli in spagnolo).

Avatar di Chiara Beretta

Uscita molto interessante, come sempre. E grazie della citazione!