Hong Kong, la metropoli verticale
#131 Mappe - Hong Kong 🇭🇰: la foto più famosa della città verticale, l'incendio di Tai Po, la Greater Bay Area. Giacarta e Dacca sono le due città più popolose del mondo.
Ciao, buon lunedì!
Stai leggendo una nuova puntata di Mappe, la newsletter che ti parla di storie, culture e persone. Rigorosamente un Paese alla volta, irrimediabilmente ogni lunedì mattina.
Dopo le ultime puntate sulla Francia 🇫🇷 di Emmanuel Macron e la geopolitica attorno a Curaçao 🇨🇼, oggi Mappe torna nel Sud-est asiatico.
La nuova città più grande del mondo
Un recente report delle Nazioni Unite - del Department of Economic and Social Affairs - ha certificato come la città più grande del mondo sia diventata Giacarta, capitale dell’Indonesia.
Giacarta ha raggiunto i 42 milioni di abitanti, davanti ai 37 milioni di Dacca - capitale del Bangladesh - e i 33 milioni di Tokyo. Si pensa, inoltre, che a metà del secolo sarà proprio Dacca a diventare la città più popolosa del mondo considerando i propri confini amministrativi.
Il primato di Giacarta porta con sé diverse criticità, prima fra tutti quella relativa all’innalzamento del livello dei mari: da alcuni anni circa il 40% della città si trova sotto il livello del mare, un dato problematico se pensiamo al fatto che si trova su un’isola - quella di Giava, larga solo poche decine di km - e si affaccia direttamente sull’oceano. Alcune porzioni di Giacarta affondano anche di 15 centimetri all’anno.
La combinazione di tsunami, piogge e innalzamento del mare è così preoccupante da aver portato il governo indonesiano a costruire - da zero - quella che sarà la nuova capitale dell’Indonesia: Nusantara, sull’isola indonesiana del Borneo. Dovrebbe essere completata nel 2045.

Il nuovo ordine asiatico
Su Mappe abbiamo parlato diverse volte di come il vero protagonista del secolo in corso sarà il continente africano: per i massicci investimenti stranieri, quelli cinesi in primis, e per la spropositata crescita demografica.
Sul secondo punto l’Asia parte, però, con diverse posizioni di vantaggio: già oggi, la metà delle metropoli con più di dieci milioni di abitanti appartengono all’Asia. Nel report delle Nazioni Unite del 2025, tra le prime dieci città al mondo per numero di abitanti compare solo Il Cairo come città non asiatica.
Anche la proiezione è altrettanto eloquente: da qui al 2050, non ci saranno nuove città occidentali a superare i dieci milioni di abitanti. Dall’Africa si aggiungeranno Dar es Salaam, polo economico della Tanzania, e Addis Abeba, capitale dell’Etiopia. In Asia, invece, la crescita più consistente avverrà a Karachi, in Pakistan, proiettata al quinto posto nel 2050.
Le stime mostrano una netta inversione di tendenza. Se nel 2000 la classifica era decisamente più varia con la presenza di Seoul, Città del Messico e San Paolo, nel 2050 sarà il Sud-est asiatico a fare da padrone: l’India con Kolkata e Nuova Delhi, il Pakistan con Karachi, il Bangladesh con Dacca, l’Indonesia con Giacaarta, le Filippine con Manila, la Cina con Shanghai e Canton, conosciuta come Guangzhou - entrambe nel Sud-est del Paese -.
La regione amministrativa speciale di Hong Kong
La città di Guangzhou dista soltanto 170 km in auto da Hong Kong, ancora meno da Macao e Shenzhen.
Macao e Hong Kong sono due regioni amministrative speciali sotto la Repubblica Popolare Cinese, Guangzhou e Shenzhen sono cinesi a tutti gli effetti.
L’intera area urbana formata da questi quattro agglomerati si chiama GBA, Greater Bay Area: da sola racchiude quasi 90 milioni di persone, ed è considerata la “Silicon Valley” asiatica per la presenza della sede di aziende come Tencent, BYD, Huawei.
Hong Kong è uno dei centri finanziari più importanti al mondo: dopo 156 anni di dominio britannico è passata sotto la sovranità cinese nel 1997, secondo un accordo che le garantirà autonomia almeno fino al 2047. Anche Macao ha vissuto un trascorso simile, passando dal dominio portoghese alla sovranità cinese.
Ho parlato con Tommaso, 35enne italiano che vive a Hong Kong da una decina d’anni e lavora nella finanza, per farmi raccontare meglio questa realtà:
Solitamente per Hong Kong si intende solo la città, ma in realtà la regione di Hong Kong comprende anche l’area di Kowloon e i “New Territories”.
L’indipendenza e l’autonomia concessa a Hong Kong riguarda il sistema capitalista, l’ordinamento giuridico britannico - il Common Law - e la fiscalità. Il forte legame tra Pechino e Hong Kong avviene, invece, in materia di difesa e politica estera.
Il presente di Hong Kong è stato caratterizzato dalle proteste popolari del 2019 contro il maniacale controllo repressivo del Partito Comunista cinese, che nel 2020 ha introdotto una legge ordinaria sulla sicurezza nazionale di Hong Kong. Una legge che vieta qualsiasi manifestazione di protesta e dissidenza nei confronti della Repubblica Popolare Cinese.
Negli ultimi giorni Hong Kong è comparsa sulle prime pagine internazionali per un grave incendio scoppiato in un complesso residenziale a Tai Po, piacevole area residenziale a nord-est della metropoli: al momento ci sono 146 morti certificati, e 150 persone ancora disperse.
In una Hong Kong paralizzata dalla legge cinese, non sono permesse proteste: le uniche timide manifestazioni di solidarietà si sono radunate proprio di fronte al complesso residenziale di Wang Fuk Court, in fiamme.
Nelle strade di Hong Kong le scritte sono ancora in inglese, la lingua parlata dalla maggioranza degli abitanti.
L’intera Greater Bay Area è un unico e gigantesco centro urbano: la provincia cinese del Guandong - quella confinante con Hong Kong - è il cuore pulsante dell’economia cinese, al pari di Pechino e Shanghai. Nonostante l’autonomia concessa, appena si prende un treno da Hong Kong per arrivare a Shenzhen o Guangzhou tutto cambia: Google non funziona più, l’inglese non è più la normalità, si devono utilizzare WeChat e Baidu.

L’incendio nella baia di Tai Po
Come spiega la giornalista Ilaria Maria Sala, residente a Hong Kong, nel podcast Seietrenta, l’azienda edile responsabile dei lavori di ristrutturazione a Tai Po - la Prestige Construction & Engineering - era già coinvolta in due indagini per non aver rispettato le misure di sicurezza.
Dietro questa tragedia aleggia la situazione di Hong Kong post-2020: persone che possono limitarsi a encomiabili manifestazioni di solidarietà e che sono poco rappresentate nelle sedi istituzionali, paralizzate dal controllo cinese.
Già da tempo, i residenti nel complesso di Wang Fuk Court - otto palazzi residenziali dove risiedevano quasi 5.000 persone - avevano denunciato il mancato rispetto delle norme di sicurezza nei lavori di ristrutturazione: lavoratori che fumavano sulle impalcature, il contemporaneo utilizzo di impalcature e plastica in tutte le otto torri, che sono state avvolte in maniera simultanea dalle fiamme.
La città verticale
Nella regione di Hong Kong vivono più di sette milioni di persone in un’area di 1.115 km², quanto il comune di Roma: circa 7.000 persone per km², con punte di 56.000 nel quartiere di Kwun Tong.
Nonostante l’alta concentrazione abitativa, la situazione di Hong Kong è fortemente diversa da quella che si vede nelle altre città del Sud-est asiatico come Dacca o Giacarta, dove - anche per condizioni di vita decisamente più precarie - le criticità ambientali e infrastrutturali sono molto elevate.
Al contrario di queste realtà, Hong Kong si è sviluppata come una vera e propria “città verticale”: la superficie mediana abitativa è di soli 16 m² - quattro volte in meno di Milano o Roma - ed è quella che ha permesso la costruzione di 8.000 torri, tra cui proprio il complesso bruciato di Wang Fuk Court.
Attraverso questa strategia - che si presta a una forte speculazione immobiliare - la densità abitativa non ha degli estremi risvolti “in orizzontale”: solo il 24% del suolo è edificato, il rimanente è riservato ai numerosissimi parchi e riserve naturali.
Lo sviluppo verticale di Hong Kong è avvenuto per diversi motivi: i terreni non edificati sono perlopiù collinari e montuosi, parchi e riserve naturali vengono conservate per favorire l’ecosistema e il mantenimento delle falde acquifere. Inoltre, a fronte di una fiscalità decisamente bassa su profitti aziendali e personali, il governo di Hong Kong percepisce dei grossi guadagni proprio dagli altissimi prezzi immobiliari.
Guardandola dall’alto, si percepisce chiaramente come la città conservi un’ampia porzione di “verde” tra un palazzo residenziale e l’altro.
La foto più famosa di Hong Kong
In questo contesto, si può interpretare ancora meglio lo scatto più famoso di Hong Kong: è quello che ritrae il Yik Cheong Monster Building a Quarry Bay, un importante distretto commerciale di Hong Kong.
Dal centro di questo complesso residenziale provengono, ogni anno, centinaia di migliaia di istantanee che da terra puntano verso il cielo: cinque edifici che comprendono oltre 2.200 appartamenti, per un totale di 10.000 abitanti.
Il Monster Building racconta solo una parziale verità di Hong Kong: un’esagerata concentrazione abitativa che si espande in verticale - e che porta i ceti medio-bassi a doversi accontentare di abitazioni piccole e molto umili -, circondata però da enormi spazi verdi e una grande efficienza nei trasporti.
Hong Kong è estremamente efficiente: metro e tram - i “ding ding” - coprono ogni angolo dell’isola, anche Kowloon e i New Territories. Da Kowloon a Shenzhen, la prima città cinese dopo il confine, ci vogliono soltanto 10’ in metropolitana.
Anche le persone con buoni redditi si devono accontentare di un massimo di 50-60 m². Chi è più povero, invece, risiede nelle case popolari fornite dal governo a prezzi calmierati, all’interno di palazzi dove comunque si vive in maniera dignitosa.
Hong Kong è complessivamente una “bolla felice”, anche estremamente sicura. Come ogni città è un nido di grandi contraddizioni: qui, probabilmente, la distanza tra ceti ricchi e ceti poveri è ancor più accentuata per via del minor spazio abitativo, all’interno di enormi palazzi con migliaia di residenti.
🇭🇰🇭🇰🇭🇰
E per finire
La foto più /aesthetically pleasing/ vista di recente:

Alcuni articoli letti in questi giorni:
Cos’è stata la COP30, tra combustibili fossili e un vuoto da colmare, su ISPI
Murakami e i trent’anni dall’attentato nella metro di Tokyo, su L’Indiependente
La famiglia all’interno della guerra e dell’attuale geopolitica mondiale, su Lucy
La Turchia travolta da un grosso scandalo sulle scommesse, su L’Ultimo Uomo
Il podcast da ascoltare mentre sei in coda: Seietrenta, il podcast di Chora che ha raccontato insieme alla giornalista Ilaria Maria Sala l’origine dell’incendio nel distretto di Tai Po.
Qualche settimana dopo
Una nuova mini-rubrica in cui, dopo un po’ di tempo, facciamo un follow-up su uno dei Paesi e temi trattati nelle precedenti puntate.
In una puntata che parla di pressione demografica e delle città più popolose del mondo, non si può non menzionare la Nigeria: è il Paese africano che cresce e crescerà maggiormente nei prossimi decenni.
Nel 2050 un bambino su tredici, nel mondo, sarà nigeriano; uno su quattro sarà africano. Sempre nel 2050 la Nigeria 🇳🇬 sarà - con tutta probabilità - il terzo Paese più popoloso del mondo, dietro ai due giganti asiatici India e Cina.
Ne avevamo parlato nella seconda puntata di Mappe, ormai tre anni fa:
Io sono Andrea Codega e Mappe è un progetto indipendente, dal 2022: oggi fai parte di una newsletter che conta più di 2.400 iscritti e prova ad approfondire storie, culture e persone in mezzo alla bulimia mediatica che tanto ci attanaglia.
Puoi consigliare Mappe al tuo barista di fiducia: quello a cui chiedere “il solito, grazie!” ogni lunedì mattina. Se ti va, supporta il progetto con un caffè:

Se ti è piaciuta, lascia un cuoricino in fondo alla puntata. Puoi anche visitare il profilo Instagram e l’archivio per scoprire tutti i contenuti precedenti.
Scrivi a mappenewsletter@gmail.com per domande, proposte, sponsorizzazioni o se pensi che Mappe possa essere un valido prodotto d’informazione anche altrove.
Per leggere comodamente la newsletter, puoi anche scaricare l’app Substack.
Grazie e a presto!






Nella paradossale situazione abitativa di Hong Kong andrebbero menzionate anche le famigerate coffin house e, ancora peggio, le cage house, i gabbiotti all'interno di appartamenti condivisi dove non c'è spazio per privacy e vivono le persone estremamente indigenti. Per non parlare del fatto che anche negli appartamenti da 10m² spesso ci vivono intere famiglie da 3,4,5 persone che hanno letti, cucina e soggiorno in una singola stanza e un microbagno con doccia.