L'esperimento Próspera
#162 Mappe - Honduras 🇭🇳: la charter city di Próspera, l'ultimo esperimento della broligarchia targata Silicon Valley.
Lo scorso 18 aprile, la società Palantir ha pubblicato il proprio manifesto attraverso il proprio account X.
Palantir è un’azienda specializzata nell’analisi dei big data, fondata - tra gli altri - da Peter Thiel, uno dei miliardari più influenti della destra statunitense: negli ultimi anni sta assumendo un ruolo controverso e di primo piano nella sorveglianza governativa attraverso l’intelligenza artificiale.
Come ha raccontato il teologo Paolo Benanti, la strage della scuola elementare iraniana di Minab sarebbe stata causata dai sistemi AI proprio di Palantir, in particolare dal suo software Maven Smart System.
Il manifesto, dicevamo, si intitola The Technological Republic. Repubblica tecnologica: l’unione dei due termini - “tecnologia” e “repubblica” - racconta meglio di tutte l’idea che il futuro delle istituzioni, della sicurezza e perfino della democrazia debba passare sempre più dalle mani delle aziende tech. È il simbolo dei tempi che stiamo vivendo.
Questo trend sta attraversando gli Stati Uniti sotto la seconda presidenza Trump, attorniata da diversi “broligarchi” della Silicon Valley. Per anni le grandi aziende tecnologiche si sono presentate come semplici imprese private; oggi, invece, una parte della Silicon Valley rivendica un ruolo sempre più politico.
Lo schema si rivede anche in Honduras, con l’esperimento Próspera.

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Dopo gli investimenti della Malesia nel mondo dei motori e gli effetti del riscaldamento globale in Nigeria, parliamo di Honduras 🇭🇳.
Laboratorio americano
L’Honduras è uno dei Paesi che compongono quell’area di mondo conosciuta come America Centrale: con poco più di 11 milioni di abitanti, confina a nord con il Guatemala e a sud con il Nicaragua. La sua capitale ha uno dei nomi di città più divertenti al mondo: Tegucigalpa.
La sua storia si lega da oltre un secolo a quella degli USA: l’Honduras è stato a lungo considerato una sorta di “cortile di casa” di Washington.
A partire dalla fine dell’Ottocento grandi compagnie statunitensi come la United Fruit Company hanno costruito un’enorme influenza economica e politica nel Paese, mentre nel Novecento l’Honduras è diventato una base strategica per le operazioni statunitensi contro i vari regimi rivoluzionari e di sinistra dell’America Centrale.
Una storia di influenza che ha segnato fortemente Tegucigalpa: oggi ha il PIL pro capite più basso di tutta l’America Centrale e il 53% della popolazione - secondo l’Instituto Nacional de Estadística de Honduras (INE) - vive in estrema povertà.
Il progetto Próspera
Dentro questo spazio fatto di disuguaglianze e dipendenza dagli investimenti esteri statunitensi, si è fatto largo uno degli esperimenti politico-economici più radicali al mondo: Próspera.
Parte da un’idea che circola negli ambienti vicini alla Silicon Valley: quella delle charter cities, delle “città con statuto speciale” dove si possono sperimentare regimi normativi differenti, senza sottostare alla lentezza burocratica degli apparati statali.
Próspera, ufficialmente Próspera ZEDE, forma una delle tre Zone for Employment and Economic Development (ZEDE) presenti in Honduras insieme a Ciudad Morazàn e ZEDE Orquídea: nel 2024 sono state dichiarate incostituzionali dalla Corte Suprema dell’Honduras.
La legge che ha permesso di istituire le ZEDE era stata approvata nel settembre 2013, durante il governo di Porfirio Lobo, dopo mosse politiche piuttosto torbide: nel dicembre 2012 erano stati sostituiti quattro giudici della Corte Suprema e successivamente era stata modificata la Costituzione per consentire la creazione di queste aree speciali.
Per l’Honduras, le charter cities come Próspera servono - almeno nel loro intento teorico - ad attrarre investimenti stranieri e creare nuovi poli di sviluppo economico.

Il progetto Próspera nasce nel 2020 con la costituzione della Honduras Próspera Inc., la società che sviluppa la piattaforma privata collegata alla zona.
La città si trova sull’isola di Roatán e - come racconta la stessa Próspera - mira a creare nuove aree “startup”, con tassazione e legislazione favorevoli, una burocrazia ridotta e una governance progettata per attrarre operatori del settore tecnologico. Una città pensata attorno ai principi dell’impresa privata.
La sua costruzione è iniziata nel 2021 e il modello economico della ZEDE prevede che l’88% delle entrate generate al suo interno rimanga alla stessa organizzazione, grazie a un sistema di tassazione che non supera il 5%.
Per ora, comunque, chiamarla città è un’esagerazione. Próspera si limita principalmente a due zone, occupando circa il 3-4% dell’isola: Pristine Bay, un complesso di hotel e ville dove si trova anche il nuovo Bitcoin Center, e la Beta Zone, con il suo edificio di prestigio, la Duna Tower.
Vi abitano quasi 2.000 persone provenienti da circa 40 Paesi. Soprattutto, ci sono già centinaia - 413, secondo Próspera stessa - di realtà operanti in sei settori: crypto, manufacturing, eventi, agenti AI, salute e servizi legati alla residenza fiscale.
Al momento si può diventare residenti di Próspera versando una quota annuale di circa 260 dollari per gli honduregni e 1.300 dollari per gli stranieri.

Le nuove città-Stato
Il significato di questa città-Stato non si limita all’Honduras, ma parla di un modo nuovo e per certi versi inquietante di interpretare il potere.
A Próspera la legge non si trasmette come tradizione interpretativa o come esito di una storia collettiva, ma come contratto d’uso, scritto da un gruppo di investitori che si muove tra Silicon Valley, network crypto-libertari e venture capital.
In questo contesto, esperimenti e leggi che altrove richiederebbero dibattiti pubblici e verifiche etiche vengono trattati come mere questioni amministrative. La logica è quella dell’accelerazione, e il territorio smette di essere un bene comune e diventa l’infrastruttura fisica attraverso cui una visione del mondo si installa.
Oggi Próspera continua a rappresentare uno dei casi più estremi di sperimentazione politica privata su suolo fisico, dove la sovranità non viene legittimata dal popolo ma dal capitale.
E qui ritorniamo a Peter Thiel, di cui ti consiglio il ritratto a cura di Valerio Renzi nella newsletter S’è destra.
Il fondatore di Palantir ha sostenuto e finanziato il progetto Próspera come prodromo di qualcosa di più grande: un potere sempre più dettato dagli algoritmi, capace di decidere tempi e modalità di organizzazione della società.

Quando nel 2022 il governo honduregno guidato da Xiomara Castro abrogò la legge che autorizzava le ZEDE, Próspera rispose con una causa internazionale da 10 miliardi di dollari, una cifra pari a circa il 25% del PIL nazionale.
È il momento in cui diventa evidente come Próspera sia un nuovo tipo di attore geopolitico, una corporation che rivendica diritti analoghi a quelli di uno Stato.
Più che un laboratorio del futuro, “la capitale delle startup” è una vera e propria utopia dei ricchi: un luogo artificiale dove le pulsioni di chi sta accumulando ricchezza vengono scaricate a discapito delle popolazioni locali.
E l’Honduras potrebbe essere soltanto il primo esperimento di un luogo dove il confine tra impresa e politica è sempre più sottile.
Negli ultimi anni l’attenzione si è spostata anche verso l’Argentina di Javier Milei.
Su modello di Trump, anche il presidente argentino ha costruito la propria proposta politica attorno alla riduzione del ruolo dello Stato, alla deregolamentazione e all’idea che il settore privato possa essere il principale motore di sviluppo.
Una visione che lo ha avvicinato a diversi ambienti della Silicon Valley e allo stesso Peter Thiel: negli ultimi due anni il fondatore di Palantir si è recato almeno quattro volte Buenos Aires, in un Paese dove - anche grazie alla deregulation - si sta finalizzando una vasta installazione di data center in Patagonia, attraverso l’accordo tra OpenAI e l’azienda argentina Sur Energy.
Inutile dire che né gli abitanti della Patagonia né le popolazioni locali dell’isola su cui sorge Próspera stanno accogliendo con favore questa nuova distopia: se il territorio diventa una piattaforma e la politica un servizio acquistabile, vincerà la “Technological Republic” a discapito dell’arena democratica.
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Quando leggo pezzi di questo tipo penso sempre a quanto la letteratura cyberpunk abbia previsto fin dai primi semini l'avvenire delle corporation tech che si sostuiscono agli enti governativi.
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