UE-Mercosur, Mercosur-UE
#137 Mappe - Paraguay 🇵🇾: il tanto agognato accordo tra Unione Europea e Mercosur, per l'Unione Europea e per il Mercosur. Con Pietro Regazzoni.
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Dopo le ultime puntate su Argentina e Somalia, oggi sfruttiamo il Paraguay 🇵🇾 per parlare dell’accordo commerciale tra Mercosur e Unione Europea.
Proprio due giorni fa Ursula von der Leyen - presidente della Commissione Europea - si è recata ad Asunciòn, capitale del Paraguay, per la sottoscrizione del trattato di libero scambio. Parliamone.
Il Mercado Comun del Sur
“L’UE firma”, “Cosa guadagna l’Europa dall’accordo”, “UE-Mercosur: le opportunità per l’Unione Europea” e così via: il racconto che ha accompagnato l’ultima fase dell’accordo tra Unione Europea e Mercosur si è contraddistinto per la più classica delle note autoreferenziali. Ovvero: quello che ci interessa è soltanto il guadagno dell’Unione Europea.
In realtà, è interessante parlare dell’accordo tra UE-Mercosur anche dal punto di vista sudamericano e sarebbe corretto adottare questo approccio per ogni questione internazionale. Per farlo, ho parlato con Pietro Regazzoni - Professional Fellow presso la Fundação Getulio Vargas Europe e Membro del Gruppo Esperti dell’Osservatorio America Latina di CeSPI -, che mi racconta fin da subito i primi passi del Mercosur: acronimo che sta per Mercado Comun del Sur e che riunisce sotto la stessa etichetta Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay.
Il Mercosur viene fondato nel 1991 a Montevideo, ed è una risposta del Sudamerica alla costituzione di un’entità politica ed economica come l’Unione Europea. Rispetto ai progetti originali, che prevedevano l’unione dell’intero Sudamerica anche sotto la stessa moneta, sono avvenuti diversi cambiamenti politici interni e grandi frizioni tra i Paesi membri, che ne hanno complicato il prosieguo. Basta pensare a come oggi l’unione includa due figure politiche opposte come Javier Milei e Lula.

Il Brasile fa la voce grossa
Oltre ai quattro Paesi appena menzionati, altre due realtà sudamericane sono in qualche modo legate all’organizzazione economica: il Venezuela - sospeso dal 2016 per via del regime dittatoriale di Nicolás Maduro - e la Bolivia - che sta entrando nel Mercosur proprio ora, ma ancora non vi ha aderito -. Il grande pezzo mancante è il Cile, il Paese più ricco del continente.
In questo contesto, a fare da padrone è soltanto un Paese: il Brasile.
Se i quattro Paesi contano un totale di circa 270 milioni di abitanti, il Brasile ne conta da solo circa 213 milioni; sul totale dei flussi commerciali tra Unione Europea e Mercosur - nel 2024 ammontavano a 111 miliardi di euro -, il Brasile pesa per circa l’80%.
Insomma, all’interno del flusso che finora ha portato in Europa prodotti agricoli e minerari, e in Sudamerica macchinari, veicoli e prodotti farmaceutici, il Brasile rappresenta la pietra angolare. Soltanto tra Italia e Brasile, l’interscambio commerciale del Brasile ha superato i 12 miliardi di dollari nell’ultimo anno.
Dalla fine degli anni Novanta, il dialogo tra UE e Mercosur per un’intesa commerciale ed economica è avvenuto soprattutto attraverso Brasile e Francia. Se il progetto si era arenato durante la presidenza brasiliana di Bolsonaro - che portava con sè diverse criticità anche sul tema della deforestazione -, sotto la seconda presidenza di Lula il dialogo è ripreso in maniera propositiva, anche se la Francia ha poi spostato il suo dissenso dalla deforestazione alla difesa della carne francese, alla protezione dei propri agricoltori e alla PAC - la politica agricola comune dell’UE -.

Ora che l’accordo è a pochi passi dall’ufficialità, è interessante capire come e perché questo accordo commerciale convenga anche per i Paesi sudamericani, con il Brasile in testa. Mi spiega Pietro Regazzoni:
Negli anni precedenti, le rappresentanze delle imprese brasiliane erano preoccupate dall’importazione di avanzati macchinari europei: per il Brasile avrebbe significato una forte dipendenza dall’Europa, e una penalizzazione competitiva per le proprie imprese.
Oggi, invece, il Brasile è al centro di una trasformazione economica che richiede una grande accelerazione di tecnologie e infrastrutture, anche attraverso macchinari europei che possono essere replicati in loco attraverso scuole di formazione tecnica. Per il Brasile e gli altri Paesi del Mercosur, in possesso di economie più instabili e più legate alla produzione agricola, l’accordo con l’UE rappresenta un importante vantaggio competitivo.
Allontanarsi dagli USA di Trump
Entrambe le realtà politiche sono accomunate da una chiara e pressante esigenza, a fronte dell’intervento militare in Venezuela e delle non più celate pretese verso la Groenlandia: Sudamerica ed Europa, Mercosur ed Unione Europea sono chiamate a diversificare i propri commerci, a instaurare nuove partnership che aprano nuovi canali rispetto a quello di sudditanza con gli Stati Uniti di Donald Trump.
La presidenza del Mercosur è sottoposta a una rotazione semestrale, e da gennaio si è aperta la presidenza del Paraguay: per questo, nel weekend, Ursula von der Leyen si è recata nel Paese sudamericano per firmare il doppio accordo con il Mercosur: un accordo di partenariato e un trattato di libero scambio.
La firma di von der Leyen è stata preceduta dal voto di maggioranza degli ambasciatori europei riuniti al Coreper, il Comitato dei rappresentanti permanenti dell’UE. Solo cinque governi hanno votato contro l’intesa: la Francia di Macron invischiata nelle proteste interne degli agricoltori, Polonia, Ungheria, Austria e Irlanda, con il Belgio astenuto. L’ultima ratifica dovrà passare dal Parlamento europeo nel giro di qualche settimana, dove però è difficile ci siano ulteriori sorprese.
L’opportunità commerciale è sotto gli occhi di tutti: i dati economici prevedono una crescita del PIL per tutti i Paesi coinvolti dall’accordo, con 77 miliardi di crescita per l’Europa entro il 2040. Per Italia, l’export verso il Brasile dovrebbe aumentare del 40%.
Secondo le stime della Commissione europea, la riduzione dei dazi applicati all’export dell’UE verso il Mercosur porterebbe a un risparmio di circa 4 miliardi di euro all’anno. Un export che non si ferma soltanto al settore agroalimentare:

Un ulteriore affinamento dell’accordo è avvenuto grazie alle richieste di Giorgia Meloni, che partiva da una posizione euro-scettica simile a quella francese:
A fine 2025, l’Italia si è presa il rischio di posticipare o addirittura far saltare l’accordo, a costo di perfezionare alcune garanzie aggiuntive come il sistema delle salvaguardie, che permetterà all’Europa di far scattare delle indagini quando l’impatto delle merci importate dal Sudamerica supererà il 5% - inizialmente la soglia era fissata all’8% -.
Inoltre, Meloni ha ottenuto l’anticipazione di fondi pari a 45 miliardi da destinare agli agricoltori italiani: per la premier italiana questa è stata una vittoria più politica che contenutistica, dopo aver reso l’Italia un vero e proprio swing state per la ratifica dell’accordo, insieme alla Polonia che ha poi votato contro.

La geopolitica delle materie prime critiche
L’accordo di libero scambio è il più grande dell’Unione Europea in termini di riduzione tariffaria, e permetterà un accesso facilitato a un continente che oggi è rappresentato dalla produzione di soia: i quattro Paesi del Mercosur pesano per più della metà della produzione mondiale di soia.
Se UE e Mercosur sperano di espandere equamente gli scambi commerciali di merci per un valore di oltre 110 miliardi di euro, l’opportunità dell’accordo va oltre la sfera economica ed entra anche in quella geopolitica.
Lo scetticismo francese si limita all’agricoltura nazionale, ma l’accordo UE-Mercosur va molto oltre e si estende anche a credibilità e materie prime critiche.
A livello politico, sarebbe grave non riuscire a siglare questo accordo dopo oltre vent’anni di colloqui bilaterali, in un momento in cui la pressione degli autoritarismi è ai massimi storici. A livello geopolitico, l’accordo porterebbe l’Unione Europea ad accedere a una vasta gamma di minerali critici, fondamentali per distanziarsi da una quasi assoluta dipendenza dalla Cina su questo fronte.
Qui ti può essere utile un breve recap: il Sudamerica è ricco, al pari della Groenlandia, di diverse materie prime critiche. Minerali come rame, manganese, cobalto, litio, e nibio sono centrali nell’epoca della transizione energetica e la Cina ne è il primo produttore mondiale. A seguire, non a caso, troviamo diversi Paesi sudamericani e africani.
Oggi l’Unione Europea si appoggia alla Cina addirittura per l’importazione del 99% di minerali critici: la sottoscrizione dell’accordo con Mercosur permetterebbe un accesso facilitato non solo a soia e carne, ma anche a un aumento dell’import di elementi cruciali per le tecnologie “green”.
4 miliardi di dollari di dazi risparmiati, procedure agevolate, un accordo che coinvolge oltre 700 milioni di consumatori e una minor dipendenza da Cina e USA: in mezzo alle proteste degli agricoltori europei per i rischi di concorrenza sleale e minori standard di sicurezza ambientale, le opportunità dell’accordo UE-Mercosur emergono con forza.
Non solo per l’UE ma anche per il Mercosur, che oggi vede nei Paesi europei il secondo partner commerciale: nel 2024 l’UE ha rappresentato il 17% degli scambi per il Mercosur, dietro a - sorpresa, ndr - gli Stati Uniti.
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