2016-2026 ma è la Brexit
#138 Mappe - Regno Unito 🇬🇧: otto grafici e immagini per capire come sono andati i dieci anni successivi.
Ciao, buon lunedì!
Questa è una nuova puntata di Mappe, la newsletter che ti parla di storie, culture e persone. Rigorosamente un Paese alla volta, irrimediabilmente ogni lunedì mattina.
Dopo le ultime puntate su Somalia e Paraguay, oggi Mappe prova a inserirsi nel trend che tanto sta spopolando sui social: il senso di nostalgia per il confronto 2016-2026.
Lo fa attraverso otto grafici e immagini che raccontano cos’è stata la Brexit e quali effetti politici, economici e sociali sono scaturiti da uno degli eventi più rilevanti del 2016. Almeno fino alla prima elezione presidenziale vinta da Donald Trump.
Brexit è una sincrasi tra Britain ed Exit, e si riferisce chiaramente all’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea. Il distacco ufficiale è avvenuta il 31 gennaio 2020, mentre il referendum consultivo votato dai cittadini di Regno Unito e Gibilterra risale al 23 giugno 2016: in quella data, dieci anni fa, il 51,89% dei votanti ha optato per l’opzione “Leave the European Union”.
Dieci anni dopo

Partiamo dalla fine: a quasi dieci anni di distanza, il sondaggio in continua evoluzione di YouGov mostra come in Regno Unito il sentiment nei confronti della Brexit sia in rapido mutamento.
Il 20% dei cittadini intervistati ritiene che il governo britannico stia gestendo in maniera ottimale il post-Brexit, il 59% invece pensa il contrario. Sei anni fa, all’inizio del 2020, le due percentuali erano quasi appaiate.
Le prime elezioni generali dopo l’uscita dall’UE
Il partito promotore dell’uscita del Regno Unito dall’UE era stato il Tory Party, il partito conservatore. Boris Johnson e Nigel Farage i due volti simbolo del movimento Brexit.
Dopo il completamento della separazione e dopo aver cambiato quattro primi ministri in soli otto anni, il 4 luglio 2024 si sono tenute le prime elezioni generali del Regno Unito post-UE.
Sono state vinte in maniera netta dai Labour, il partito di centro-sinistra guidato dall’attuale primo ministro Keir Starmer. I Tories hanno invece raggiunto soltanto il 23%, complice un movimento separatista interno che ha dato vita a Reform UK, guidato proprio da Nigel Farage.
Il PIL pre e post-Brexit
Un recente studio del National Bureau of Economic Research sull’impatto economico della Brexit nel Regno Unito mostra come - tra 2016 e 2024 - gli investimenti si siano ridotti e come il PIL del Regno Unito - in rosso - si sia contratto del 6-8% a causa dell’uscita dall’Unione Europea.
Rispetto ad altri Paesi rappresentati nel grafico come Canada, Norvegia e Svizzera, il prodotto interno lordo ha visto una crescita decisamente più lenta.
Il ritorno all’Erasmus

Se il vento sembra indicare un generale ripensamento del Regno Unito nei confronti del distacco dall’Unione Europea, sono già partiti i primi timidi passi di riavvicinamento.
Dopo un primo accordo nel maggio 2025 su pesca e cooperazione militare, sul finire dell’anno il Regno Unito ha annunciato che dal 2027 tornerà a far parte del programma Erasmus.
Il Regno Unito stato escluso dal programma nel 2021, quando il primo ministro era Boris Johnson. Oggi, sotto la guida laburista, è il primo tassello con cui Keir Starmer sta guardando con interesse all’Europa.
Com’è cambiato il flusso migratorio
Un grafico del Financial Times risalente a inizio 2023 mostra com’è cambiato il flusso netto migratorio nel Regno Unito, dopo l’uscita ufficiale dall’Unione Europea di inizio 2020. Dopo il biennio influenzato dal Covid, il flusso di cittadini non europei ha superato i numeri del decennio precedente, mentre i numeri relativi ai cittadini dell’Unione Europea sono in picchiata.
All’epoca del primo ministro Rishi Sunak - a maggio 2024 - avevamo parlato di un piano di deportazione di immigrati illegali in Regno Unito verso il Ruanda. Oggi è cambiato il primo ministro al governo, ma anche Keir Starmer è interessato a un patto migratorio simile alla posizione assunta dal governo italiano sui centri in Albania.
La vignetta
Una pausa tra i numeri e le considerazioni di analisi e sondaggi: la vignetta più bella sul tema Brexit era stata realizzata dal fumettista Bruce MacKinnon.
Come voterebbero oggi

Un recente sondaggio di YouGov mostra come voterebbero i cittadini britannici in caso di elezioni generali nel 2026, divisi per fasce d’età. Tra i più giovani sta spopolando il Green Party - recentemente autore di uno spot fenomenale -.
I Labour si mantengono piuttosto stabili nelle diverse fasce d’età, mentre Reform UK di Nigel Farage sta superando proprio il partito conservatore da cui ha preso forma.
Brexit o Breturn, dieci anni dopo

Chiudiamo questa puntata in maniera piuttosto eloquente, con un altro sondaggio di YouGov: la maggioranza dei cittadini britannici intervistati giudica come sbagliata la decisione di essere usciti dall’UE.
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La mappa della settimana
Una curiosa mappa del mondo al contrario, rispetto a quella a cui siamo abituati con l’Europa al centro.
La cosiddetta “Upside down World map” è un pretesto utile per guardare il globo da un’altra prospettiva: l’Australia al centro, quanto l’Artico sia un terreno “comune” tra Russia e Nord America, Africa e Asia che assumono una rinnovata centralità.
E per finire
La foto più /aesthetically pleasing/ vista di recente:

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Titoli di coda

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Pensare che sono passati dieci anni da quella mattina in cui mi svegliai e sentii attorno quel paese che mi stava ospitando improvvisamente ostile... E tutto questo per una risicata minoranza!
Ho letto il link alla partita della coppa d’Africa. Ero in Marocco domenica scorsa però non allo stadio. A Essaouira ci sono tantissimi senegalesi eppure ci sono stati zero disordini. Anzi, da brava italiana ero molto incazzata per il risultato della partita e i miei amici marocchini mi fanno “ma sì, è solo un gioco. Noi e i senegalesi siamo fratelli!”
Comunque neanche lì hanno trasmesso le immagini dei disordini fuori campo, abbiamo visto i video solo il giorno dopo sui social. Che partita assurda.