Chiudere lo Stretto di Hormuz
#143 Mappe - Oman 🇴🇲: dopo gli attacchi militari di USA e Israele, l'Iran vuole bloccare lo Stretto di Hormuz, dove transita un quarto della produzione globale di petrolio.
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Questione di stretti
Per definizione, uno stretto geografico è un’area in cui una porzione d’acqua è lambita da due strisce di terra.
I commerci mondiali e gli equilibri geopolitici passano attraverso una manciata di stretti e canali. Secondo questo studio della Duke University, i canali e gli stretti - vengono definiti anche “chokepoints” - più cruciali in tal senso sono tredici: Canale di Panama, Stretto di Gibilterra, La Manica, gli Stretti di Danimarca, Stretto del Bosforo, Canale di Suez, Stretto di Bab el Mandeb, Stretto di Malacca, Stretto di Makassar, Mar Cinese meridionale, Mar Cinese orientale, e infine Stretto di Hormuz.
Secondo i recenti dati dell’UN Trade & Development, il trasporto attraverso mari e oceani muove oltre l’80% dei commerci mondiali. Una percentuale cresciuta di pari passo con la crescita degli affari marittimi tra i cosiddetti Paesi in via di sviluppo: oggi si scambiano oltre il 50% delle merci via mare, con l’Asia in testa.

Il Canale di Suez bloccato
L'effetto farfalla prevede che da una piccola variazione di una condizione iniziale si possa produrre una grande variazione a lungo termine: un minimo episodio all’interno di questi “chokepoints” può produrre degli effetti decisamente significativi per gli equilibri economici di tutto il mondo.
Il 23 marzo 2021 ne avevamo già avuto un assaggio: la nave portacontainer Ever Given, una delle più grandi del mondo, si era incagliata all’interno del canale di Suez, mentre era in rotta verso Rotterdam.
Attraverso il canale di Suez - che separa in due l’Egitto, ma soprattutto collega Mar Mediterraneo e Mar Rosso - passa circa il 12% del traffico commerciale mondiale, come raccontavamo nella puntata su Gibuti, un Paese che si trova all’estrema opposta del Mar Rosso, davanti allo Stretto di Bab el Mandeb.
La Ever Given trasportava 18.000 container ed era stata disincagliata dopo sei giorni in cui aveva bloccato l’intero passaggio nel canale: il 23 marzo si erano dovute bloccare oltre 400 imbarcazioni, e il valore delle merci che aveva subito il ritardo era pari a 400 milioni di dollari l’ora.
Ognuno dei sei giorni impiegati per liberare l’ostruzione ha avuto un impatto di 9 miliardi di dollari di scambi commerciali.
Cosa vuol dire chiudere lo stretto di Hormuz
L’ultimo “chokepoint” citato nel primo paragrafo è lo Stretto di Hormuz: come lo stretto di Bab el Mandeb separa Gibuti dallo Yemen per poche decine di chilometri, anche Hormuz separa l’Oman dall’Iran per soli 30 chilometri.
Basta aggiungere un paio di dettagli, per capirne meglio la portata geopolitica: ci sono solo 30 chilometri a separare l’Oman - monarchia del Golfo e alleata degli USA - dall’Iran - Repubblica Islamica che vede negli USA e nell’Occidente il proprio grande nemico -. Non solo, a pochi chilometri troviamo anche gli Emirati Arabi Uniti.
La stretta attualità la conosciamo: Israele e USA hanno sferrato un attacco militare contro l’Iran, che ha risposto all’aggressione con una serie di attacchi missilistici in vari Paesi del Golfo - Bahrein, Kuwait, Oman, UAE con la stessa Dubai -.
Gli eventi si stanno susseguendo rapidamente, dunque è possibile che nel giro di poche ore o giorni questa puntata “invecchi male”. In ogni caso, nelle ultime ore si stanno inseguendo le voci della chiusura dello Stretto di Hormuz da parte dell’Iran.

Formalmente non si può “chiudere” uno Stretto, ma si possono utilizzare misure deterrenti per scoraggiare il passaggio di portacontainer e petroliere, un po’ come accade ciclicamente nel Mar Rosso con gli attacchi degli Houthi, gruppo terroristico yemenita e storico alleato dell’Iran.
La linea di passaggio per le navi è larga solo 3 km, ma attraverso lo Stretto di Hormuz transita circa il 25% della produzione globale di petrolio.
Inoltre, rappresenta l’unica rotta attraverso cui il petrolio e il gas naturale liquefatto prodotti nei Paesi del Golfo possono raggiungere l’oceano ed essere trasportati in giro per il mondo.
A poche ore dai primi attacchi occidentali, l’IRGC - il Corpo delle guardie della rivoluzione islamica - ha inviato un messaggio radio alle imbarcazioni che si stavano dirigendo verso lo Stretto, vietando qualsiasi passaggio.
Al momento oltre 150 petroliere sono ferme al largo dello Stretto, nel Golfo Persico. L’Iran ha già colpito nelle ultime ore la petroliera Skylight, battente la bandiera di Palau, ma secondo alcune testate sembra che gli attacchi abbiano già raggiunto anche altre navi.

Secondo un’economista intervistato da Al Jazeera - la testata più informata e attendibile sugli accadimenti nei Paesi del Golfo - anche la minima interruzione dei flussi commerciali a Hormuz avrà dei grossi impatti economici in tutto il mondo: se il prezzo del petrolio greggio dovesse raggiungere i 100$ al barile, l’inflazione globale aumenterebbe del 0,6/0,7%.
Secondo Javier Blas, columnist di Bloomberg, il prezzo del petrolio crescerà fin dalla giornata di oggi, con l’apertura delle Borse dopo il weekend, ma non in maniera scioccante.
Fino a venerdì sera, come riporta il Sole 24 Ore, il prezzo del greggio era aumentato del 2,5% raggiungendo i 72$ dollari al barile.
Il continente e il Paese più coinvolti dagli accadimenti nello Stretto di Hormuz sarebbero l’Asia e la Cina. Oltre l’80% del petrolio che vi transita è diretto verso l’Asia, con la Cina a fare da padrona.

L’attacco durante i negoziati in Oman
L’Oman non è solo il Paese del Golfo che si affaccia sullo Stretto di Hormuz: è una monarchia islamica, guidata dal sultano Haitham e scelta come Paese mediatore dei negoziati tra Iran e USA sul programma nucleare iraniano: i tre interlocutori si erano trovati fino a tre giorni fa a Ginevra, in Svizzera.
L’attacco congiunto di Israele e USA ai danni dell’Iran è stato sferrato per l’apertura improvvisa di una cosiddetta opportunità di raggiungere con l’operazione la guida suprema Ali Khamenei, poi effettivamente ucciso nel suo ufficio, a Teheran.
Già questa ricostruzione sbugiarderebbe “la preventività” dell’attacco militare sferrato da Israele e USA: oltre a essere illegale secondo il diritto internazionale, il nuovo episodio bellico denota quanto sia stato sdoganato il fenomeno per cui le regole che stabiliscono ciò che non è consentito in guerra siano ormai ridotte all’osso, e non sembrano più vietare le uccisioni politiche, seppur sia quella di un dittatore sanguinario.
L’opportunità di raggiungere gli alti piani della guida islamica ha dunque vanificato - di nuovo, all’improvviso - qualsiasi dialogo intercorso nei colloqui tra Iran, Oman e USA delle ultime settimane. Venerdì sera, il ministro degli esteri dell’Oman Badr bin Hamad Al Busaidi dichiarava:
Penso che l’accordo di pace tra Iran e USA sia alla nostra portata.
Soltanto poche ore dopo, ha dovuto sconfessarsi e ripiegare in altre parole:
Ancora una volta sono stati compromessi dei negoziati seri e attivi. Esorto gli Stati Uniti a non farsi ulteriormente coinvolgere, questa non è la vostra guerra.

Nella giornata di ieri, l’Oman e gli altri Paesi dell’OPEC - Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio - hanno deciso di aumentare la produzione di aprile di 206mila barili al giorno, nella speranza che possa però fuoriuscire da Hormuz.
Come in occasione del bombardamento-lampo statunitense in Venezuela, il petrolio è nuovamente al centro degli scenari di guerra.
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Un aggiornamento a poche ore dall'uscita della puntata sullo Stretto di Hormuz:
- L'Iran ha colpito anche la petroliera Mkd Vyom, mentre navigava a 52 miglia nautiche da Mascate, capitale dell'Oman: https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/mediooriente/2026/03/02/oman-petroliera-colpita-da-nave-carica-di-esplosivo-un-morto_9032c956-3f7c-4316-a670-658e40caa228.html.
- Il prezzo del gas naturale europeo è aumentato del 50% in poche ore, dopo l'interruzione della produzione di GNL da parte del Qatar.
- Al momento il petrolio è aumentato di pochi punti percentuali, lontano dalle previsioni più catastrofiche: https://www.ansa.it/sito/notizie/economia/2026/03/02/prosegue-la-corsa-di-petrolio-e-gas.-qatarenergy-interrompe-la-produzione-di-gnl_6a5bce50-c403-44e6-b112-45a350cf4bf8.html.
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